Porta Palazzo, il mercato torinese dove convergono le diverse culture

Un po' vecchiotta, provinciale, fresca, tuttavia d'un tal garbo parigino...O Torino! (Guido Gozzano)

 

Com'è noto, Torino è una città magica, dove magia bianca e nera si fondono insieme, ma non sono le uniche cose ad unirsi creando un'atmosfera particolare che inonda la città.

 

C'è un posto che tutti i cittadini torinesi conoscono, dove la cultura europea, africana, asiatica e sud americana si mixano, dando origine ad un'incredibile biodiversità culturale.

Stiamo parlando del mercato di Porta Palazzo, che 6 giorni su 7 viene allestito in Piazza della Repubblica, alle porte della zona centrale del capoluogo piemontese. 

"Porta Pila", nel dialetto piemontese, conta 756 bancarelle, che arrivano fino a 796 il sabato, oltre ai vari padiglioni coperti presenti sulla piazza, aggiudicandosi il record di più grande mercato all'aperto di Europa.

È suddiviso in varie zone, e si possono trovare prodotti alimentari e non provenienti da diverse zone del mondo.

La sua storia è interessante, e nasconde un segreto sotterraneo che pochi conoscono.

 

Il mercato tradizionale della Torino settecentesca era collocato nella ex " piazza delle Erbe", situata davanti all'attuale municipio.

Nel 1835 un'ondata di colera colpì la città, ed un'ordinanza impose di spostare il mercato al di fuori delle mura cittadine, che in realtà erano collocate a meno di un chilometro. Fu così che il mercato si stabilì in Piazza della Repubblica. 

Ovviamente nel XVII secolo non vi erano ancora celle refrigerate per la conservazione degli alimenti, ma la necessità di mantenere il cibo in buono stato era comunque una priorità.

Per colmare questa richiesta la piazza del mercato era già da tempo provvista di ghiacciaie sotterranee, progettate proprio per i carretti del mercato. 

Lunghe rampe elicoidali si snodano sotto Porta Palazzo e circondano locali dalla forma cilindrica, chiusi in cima da una struttura a cupola. 

La vicinanza del fiume Dora permetteva la formazione naturale del ghiacciaio in queste zone di raccoglimento, ma quando gli inverni erano poco freddi il ghiaccio veniva trasportato dalle vicine zone di montagna. In particolare  veniva prelevato in grossi blocchi dal Moncenisio e trasportato in sacchi di juta umidi, per cercare di perderne la minor quantità possibile.

I vantaggi della conservazione a freddo, oltre che con il sale, erano conosciuti fin da tempo antichi e ben si adattavano al clima della città.

Nel 1873, però, alcune ghiacciaie vennero demolite perché erano divenuti ormai luoghi " luridi e in continuo deperimento".

 

Oggi i carretti tradizionali del mercato vengono depositati vicino alle porte palatine, ed il mercato di Porta Palazzo ha acquisito un forte valore storico e simbolico.

Da una parte si possono trovare i contadini delle zone di campagna che circondano Torino, dall'altra banchi che vendono spezie nord africane o vestiti a poco prezzo, mostrando i diversi volti della città; il tutto sotto la scritta " amare le differenze", scritto in diverse lingue, delle luci d'artista installate sulla torre dell'orologio della piazza. 

 

Le differenze, soprattutto nel mondo dell'enogastronomia, non possono che essere una fonte di innovazione, ed il mercato è il luogo che più ispira gli amanti della cucina. 

È ormai molto raro trovare un mercato all'aperto di queste dimensioni e con queste caratteristiche storiche e strutturali in Europa, ed è per questo che è necessario conservarlo e riqualificarlo, soprattutto in un periodo in cui il concetto di mercato tradizionale, come questo di Porta Palazzo, sta riconquistando anche le grandi metropoli stanche dei grandi centri commerciali.

 

Valentina Guarino