Ferrero: se muore dipendente tre anni di stipendio alla famiglia

La Ferrero torna a far parlare di se in modo positivo. Negli ultimi giorni ha suscitato clamore la notizia della scelta politica dell'azienda di elargire 3 interi anni di stipendio alle famiglie dei dipendenti che vengono a mancare.

La clausola è stata applicata di recente, purtroppo in seguito alla morte di un lavoratore dello stabilimento cuneese a causa di tumore allo stomaco,  che ha lasciato due figli di 17 e di 19 anni.

 

Tale vicenda è stata enunciata tramite un post su Facebook da un vicino di casa della famiglia, che nel giro di sole 48 ore ha superato i 24 mila like, le 9 mila condivisioni e i 1.200 commenti. Ecco quanto riportato nel post: “Il figlio di una mia vicina di casa è morto di tumore allo stomaco lasciando due ragazzi di 17 e 19 anni. Lavorava alla Ferrero. Ho saputo successivamente che l'Azienda garantisce a tutti i figli orfani dei suoi dipendenti tre anni di stipendio pieno. Inoltre, se i ragazzi decideranno di continuare gli studi, la Ferrero garantirà la loro sicurezza economica fino all'età di 26 anni. Michele Ferrero è stato a lungo l'italiano più ricco d'Italia. Ricco fuori e ricco soprattutto dentro. Chapeau!”

 

In una società sempre più precaria e instabile dal punto di vista lavorativo, sembra impossibile che un'azienda multinazionale metta al centro il dipendente e la sua famiglia. Per questo, molti sono rimasti increduli sentendo la notizia che è stata confermata direttamente dalla Ferrero, spiegando che gli aiuti ai ragazzi rimasti orfani rientrano nel sistema di welfare aziendale concordato con i sindacati. 

L’impresa dolciaria e i sindacati hanno infatti previsto nel contratto integrativo una sorta di risarcimento nel caso in cui il dipendente deceda. In più, se i figli decideranno di continuare gli studi, l’azienda garantirà la loro sicurezza economica fino a 26 anni.

 

Una mossa lodevole che rende onore ad una delle aziende dolciarie più importanti al mondo, che non a caso da un'indagine commissionata da Randstad all’Istituto belga Icma e condotta su oltre 200mila persone in 25 Paesi risulta l’azienda migliore dove lavorare.

 

Marco Bellatore

 

Fonti: repubblica.it, targatocn.it 

 

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