Herbalife, dal modello di business alla validità del prodotto: alcune critiche

Herbalife è un colosso statunitense operante nel settore alimentare del controllo del peso e della cura della pelle che nel corso degli anni ha fatto sorgere diverse perplessità riguardo il proprio modello di business e la validità dei prodotti.

Vi proponiamo di seguito un articolo di Alessandro Petracchi, un giovane ed intraprendente studente della Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Torino, con il quale abbiamo avuto il piacere di collaborare redigendo delle considerazioni sotto il punto di vista nutrizionale.

 

Introduzione

L’art. 640 del Codice Penale, definisce truffatore “Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno [. . . ]”. Questa citazione diventa un’introduzione necessaria al discorso che segue dal momento in cui, nel pensiero irrazionale comune, si tende a dimenticare che nella realtà è possibile compiere una truffa e non violare alcuna legge se non quella sulla truffa stessa. Questo perché l’ordinamento giuridico è (comprensibilmente) lacunoso e l’uomo avido ed intelligente. Basti pensare ad Enron, colosso statunitense operante nel settore dell’energia, valutata miliardi di dollari fino al 2001, anno in cui improvvisamente fallì. Il motivo? Semplificando molto, nascondeva le perdite in bilancio utilizzando un sistema di contabilizzazione diverso, complesso ma perfettamente legale (il mark to market). Inoltre i dirigenti avevano costituito una rete di circa 600 società nelle isole Cayman per riuscire ad evadere una parte considerevole di tasse e gonfiare i profitti sfruttando il noto (e quasi assente) regime fiscale delle isole. (Attualmente in Italia il Decreto Ministeriale del 4 maggio 1999- Min. Finanzeindividua le isole Cayman negli Stati fiscalmente privilegiati, la cd. “Black List”) Enron nasce nel 1920. Dal 1996, per sei anni consecutivi (fino al 2001), la rivista Fortune la indica come l’azienda più innovativa del pianeta; nel 2000, un anno prima del fallimento, il Financial Times la proclama “azienda energetica dell’anno”. Questo tracollo illustra in primis che una normativa adeguata diminuisce, ma non elimina, i problemi di asimmetria informativa fra management e mondo esterno. Inoltre dimostra che le truffe finanziarie possono essere longeve e sotto gli occhi di tutti.

 

Herbalife ed i suoi Core Business

Sempre negli USA, negli anni ’80, Mark Hughes, fondava Herbalife, azienda leader nel settore del benessere, operante in oltre 90 Paesi nel mondo, con sede centrale a Los Angeles e, giusto per completezza, sede fiscale alle isole Cayman. Come si legge dal sito della società, i prodotti e le soluzioni Herbalife offrono:

  • efficace controllo del peso
  • alimentazione sana e bilanciata
  • cura della persona
  • opportunità di guadagno economico

Tuttavia, è l’ultimo punto a rappresentare il vero core business della società, come ricorda lo stesso CEO dell’azienda, Michael Johnson: “ [. . . ]We have two core, two core businesses. We have a business opportunity, which is why most of our distributors come here. They come here to look for a business opportunity. [. . . ] Then we have a consumer [. . . ]”. Johnson disse inoltre: “ [. . . ] recruiting is the fundamental part of the growth of this company [. . . ].We’re still a recruiting company, and we’ve got to never not be [. . . ]”. In poche parole secondo il CEO di Herbalife, i due motivi per il quale l’azienda esiste sono (in ordine di importanza): offrire business attraverso catene di reclutamento e vendere prodotti. Durante una conference call, tenutasi l’1 Maggio 2012, alla domanda di un investitore riguardo quali percentuali di prodotto finivano per essere effettivamente vendute e quali invece erano destinate al ricircolo all’interno del network (cioè scambiate fra venditori e reclutati), l’azienda risponde: “Noi non rintracciamo queste percentuali e non crediamo siano rilevanti per il business o gli investitori”. Ma di fatto lo sono. Infatti, se ipotizzassimo che il 100% delle vendite rimanesse nel network, allora i venditori comprerebbero solo per un ritorno economico, a prescindere dal prodotto venduto. Herbalife potrebbe a quel punto chiamarsi in un’altro modo o vendere un’altro prodotto. La sua identità non dipenderebbe più da questo, ma dallo schema di vendita stesso, e così varrebbe per tutte le imprese “Multi-level marketing” (MLM), anche dette “Network Marketing”: Avon, Nu Skin, ecc. . . Più recentemente, nella dichiarazione dei compensi lordi medi corrisposti da Herbalife ai membri in Italia nel 2013 viene riportata un’indagine condotta negli Stati Uniti dalla Lieberman Research Worldwide Inc sui motivi per cui si sceglie di diventare Membri Herbalife, da cui emerge che: “La maggior parte (73%) delle persone lo fa principalmente per acquistare i prodotti ad un prezzo scontato per sé e i propri familiari”. Questo però solleva comunque alcuni interrogativi importanti. Ad esempio: perché se chiunque voglia comprare il prodotto possa riceverlo scontato semplicemente diventando membro della società, dovrebbe continuare a comprare i prodotti a prezzo pieno? Se, come ragionevole, ogni individuo tende al risparmio, allora non può esistere un mercato di vendita al 2 dettaglio profittevole per i distributori, e questi (poniamo che siano il restante 27%), sarebbero costretti a dover reclutare per poter continuare a guadagnare. Questa percentuale potrebbe essere inoltre spiegata dal fatto che spesso sono gli stessi distributori Herbalife a consumare i prodotti, per risultare più credibili o per altri motivi. Tanto per rendersi conto delle dimensioni della società e riuscire proiettare le conseguenze dei processi descritti di seguito in maniera realistica, si tenga presente che nel mondo Herbalife conta approssimativamente 3,2 milioni di distributori indipendenti secondo l’"Herbalife 2012 Annual Report - Form 10-K - February 19, 2013” ed i ricavi nel 2015 sono stati 4.469 miliardi di dollari.

 

La Struttura dei Compensi

La struttura dei compensi di Herbalife è tale per cui esistano 4 diverse fasce di sconto che è possibile scalare acquisendo inizialmente i cd. “Volume Points” (punti volume) e successivamente un’altra categoria di punti detti “Royalty Override Points” di cui si dirà più avanti. I Punti Volume (VP) sono una sorta di “valuta herbalifeiana”; ogni prodotto vale un’ammontare prestabilito di VP, uguale in ogni parte del mondo. Questo sistema, oltre che facilitare i meccanismi di conversione delle valute estere (comodità sia per Herbalife che per i venditori internazionali), crea anche un problema: rende meno evidente il fatto che si tratti di prodotti con un prezzo, e poiché i guadagni dipendono dal livello raggiunto all’interno dell’impresa, e che il livello raggiunto dipende in un certo senso dai VP accumulati, i distributori cercheranno di comprare dall’azienda beni con Punti Volume maggiori. Di conseguenza Herbalife lucra, in modo molto furbo, sulle prospettive di business di ogni venditore. Il distributore di Herbalife (e lo stesso Sales & Marketing Plan dell’azienda) parla alle sue attuali o future reclute di 7 modi con cui è possibile fare profitti attraverso la società; come si potrà notare, solo 1 di questi (il primo elencato di seguito) non implica necessariamente una fase di reclutamento:

  • RETAIL COMMISSIONS: Chi diventa distributore Herbalife, può comprare dalla società i prodotti ad un prezzo scontato per poi rivenderli al dettaglio (tipicamente ad un “prezzo consigliato” fornito da Herbalife stessa) ed incassare la differenza. Tuttavia tali prodotti non hanno caratteristiche o prezzi tali per cui un consumatore possa preferirli rispetto ad altri simili e dunque tenderà ragionevolmente nel continuare a comprare gli stessi nei soliti negozi di prima, in un modo per lui comodo, abitudinario e meno inquietante. Un’altra difficoltà con cui il distributore Herbalife dovrà confrontarsi è l’eventuale presenza di altri venditori nella stessa zona. La società infatti non fornisce ai suoi distributori informazioni precise in merito e la competizione che si crea è un problema che non ricade direttamente sull’azienda quanto sui venditori stessi, dato che questi sono imprenditori a tutti gli effetti. Inoltre, poiché ognuno di loro gode di sconti sui prodotti che variano (e aumentano) mano a mano che si 3 sale nella gerarchia multilivello si capisce come la competizione possa essere insostenibile per un distributore di basso livello, dato che la presenza di venditori di fascia superiore nella stessa zona significherebbe lasciare a loro quel mercato (essendo questi in grado di mantenere più bassi i prezzi). Come se non bastasse vi sono anche distributori Herbalife che vendono direttamente online.

Tutto ciò porta a rendere fortemente limitata la prima delle 7 “opportunità di guadagno” elencate da Herbalife e peggio, sfocia in una complicata situazione sociale in cui ai distributori dei livelli più bassi, essendo esclusa la possibilità di vendere i prodotti ai clienti facendo leva su qualità e prezzo degli stessi, rimane aperto solo il “mercato” degli amici, familiari e conoscenti nel quale i moventi degli acquisti sono di tipo prettamente affettivo. Si spezza così, piano piano, il confine che separa lavoro e relazioni sociali, e la persona coinvoltaper citare la proposta di legge d’iniziativa dei deputati Bulgarelli, Cento, Cima, Lion, Zanella, presentata il 20 Marzo 2002, poi diventata l’attuale “Disciplina della vendita diretta a domicilio e tutela del consumatore dalle forme di vendita piramidali” (Legge n. 173/05 del 17 agosto 2005)- ne “ [. . . ] consegue un isolamento sociale con una notevole perdita di credibilità”.

  • WHOLESALE COMMISSIONS: Un distributore può guadagnare da una sorta di “vendita all’ingrosso”, incassando la differenza fra il prezzo a cui fa pagare i prodotti ai suoi sotto-distributori e quello che paga lui stesso. Ciò implica che per godere di un surplus quest’ultimo debba trovarsi in una fascia di sconto superiore a quella della recluta (e dunque aver comprato una certa quantità di prodotti per salire nella gerarchia) e sopratutto aver prima reclutato. Se ad esempio un distributore compra i prodotti con uno sconto del 40%, mentre il suo sotto-distributore ha diritto ad uno sconto solo del 25%, il guadagno diretto derivante dal reclutamento per il distributore di fascia più alta sarà pari al 15%.
  • ROYALTIES: Chi raggiunge la posizione di “Supervisore”, matura il diritto a ricevere delle “royalties”, cioè delle percentuali (1-5%) calcolate sul volume totale di vendita dei suoi primi tre sotto-distributori che siano diventati supervisori a loro volta. Questo però sottointende che il supervisore debba aver reclutato qualcuno e successivamente averlo convinto a diventare supervisore, altrimenti non potrebbe incassare queste percentuali extra; in questo senso le royalties sono da considerarsi un chiaro incentivo al reclutamento e dunque teoricamente inammissibili secondo un’interpretazione (nemmeno così tanto) estensiva della già citata legge n. 173/2005 sulla vendita piramidale, al cui art. 5 stabilisce che: “Sono vietate la promozione e la realizzazione di attività e di strutture di vendita nelle quali l’incentivo economico primario dei componenti la struttura si fonda sul mero reclutamento di nuovi soggetti piuttosto che sulla loro capacità di vendere o promuovere la vendita di beni o servizi determinati direttamente o attraverso altri componenti la struttura”. Tali percentuali dell’1-5% calcolate sul totale dei Punti Volume dei Supervisor di ogni dis- 4 tributore rappresentano i cd.“Royalty Override Points”, il cui ammontare posseduto, al pari dei Volume Points, fa progredire il venditore all’interno dei livelli aziendali.
  • PRODUCTION BONUS: Questo bonus è disponibile solo per coloro che raggiungano uno dei livelli appartenenti al cd. TAB Team (Top Achievers Business Team), ovvero il Global Expansion Team, il Millionaire Team e il President’s Team. Dunque dalla posizione GET Team (la settima raggiungibile a partire dal basso, a -11 livelli dalla posizione più alta della gerarchia), si ha diritto al “Production Bonus”. Questo è calcolato come percentuale (2-7%) sul volume totale generato dall’organizzazione del “GET Distributor”. In pratica molto simile alle royalties (che si suppone continuino a prendere dato che Herbalife si rivolge ai bonus nei termini di “percentuali extra”) e per questo continuano a valere le critiche di cui sopra, ma con una grossa differenza: il production bonus è pagabile su potenzialmente infiniti livelli.
  • CASH BONUS: Nella sua già complessa struttura, Herbalife aggiunge ai cd “earning levels” cioè a quei livelli che determinano gli step verso guadagni maggiori, dei “recognition levels” cioè livelli il cui raggiungimento è fine a se stesso (oltre che all’inutilità), come se fosse la vittoria di una medaglia. Uno di questi “livelli di riconoscimento” è l’ ”Active World Team”. Chi raggiunge questa posizione riceve 500$. Anche qui le critiche rimangono le stesse: un ennesimo incentivo al reclutamento, persino più esplicito dei precedenti. Oltre a questi bonus, ve ne sono anche altri “non-cash”, regolarmente distribuiti nel corso dell’anno e progettati per motivare i distributori ad incrementare i loro business.
  • VACATIONS: Più volte in un anno Herbalife lancia promozioni ponendo soglie di qualificazione alte che hanno come premio crociere o vacanze in generale. Queste funzionano da incentivi, e ostituiscono una leva per chi le ottiene per poter motivare i livelli sottostanti.
  • MARK HUGHES BONUS: Un’ulteriore incentivo all’ambire in posizioni alte della gerarchia. L’1% dei ricavi annuali dell’impresa viene spartito fra i livelli più alti della piramide e consegnato tramite un’assegno durante un gala pieno di fotografi. L’ammontare è spesso oltre i 2 milioni di dollari e, a parte poche eccezioni, secondo le argomentazioni di Bill Ackman il gruppo dei vincitori è sempre lo stesso per 15-20 anni. E’ inoltre probabile che per arrivare a quei livelli i vincitori abbiano utilizzato metodi di reclutamento risalenti agli anni ’70-’80 che ora sono stati proibiti o limitati a causa dei recenti sviluppi della legislazione in materia.

Il Multi-Level Marketing

Le differenze che intercorrono fra un Multi-Level Marketing ed uno schema piramidale sono molto sottili, per lo più dettagli, “aggiustamenti” del modello di business piramidale per “renderlo legale”. L’unica differenza che è doveroso ricordare, infatti, è questa: il MLM è legale, la vendita piramidale no. Per riuscire a capire se ci troviamo di fronte ad un modello di vendita piramidale oppure un MLM, Herbalife stessa, dalle FAQ consultabili sul suo sito, ci dice di fare un semplice test: “an illegal pyramid scheme awards payments to participants for mere recruitment. In contrast, if the distributor earns income only when sales happen, the business is not an illegal pyramid scheme, but rather a legitimate MLM company”. (In realtà, anche il Dr. Peter J. Vander Nat, senior economist alla Federal Trade Commission, ed il Dr. William W. Keep, preside della School of Business del “The College of New Jersey”, in una loro pubblicazione sul Journal of Public Policy and Marketing, Vol 21-1, 139-151, (2002), la pensano così: “ [T]he organization is deemed a pyramid scheme if the participants obtain their monetary benefits primarily from recruitment rather than the sale of goods and services to consumers”.) Cioè, in un MLM se la persona A recluta B, e B vende i prodotti, sia A che B guadagnano, altrimenti non guadagna nessuno. Se invece A guadagnasse solo per il fatto di aver reclutato B, ci troveremmo di fronte ad una vendita piramidale. Ma nessun uomo minimamente razionale preferirebbe guadagnare un margine ΔP da una vendita, se attraverso il reclutamento di X persone in grado di reclutarne altre X a sua volta e così via per N livelli, potrebbe ricavarne un profitto pari a ΔP(X^N ). C’è poi da considerare che una volta che un individuo A abbia reclutato B, B richiede dei prodotti che anche se non venderà mai ormai ha pagato ad A (per giunta senza possibilità di rimborso), ed A in questa operazione guadagna un margine. Se dopo aver comprato i prodotti, B non riuscisse a venderli e non li volesse consumare, quei prodotti avrebbero generato un profitto ingiustificato, gravante su B. Inoltre, il fatto che vi siano bonus e royalties sulle vendite dei livelli sottostanti rende più conveniente vendere il prodotto attraverso reclutamento. Infatti, dati N prodotti qualsiasi, è possibile venderli e ricavarne un margine, oppure reclutare persone e convincerle a reclutare a loro volta fino ad ottenere un totale di X sotto-distributori con qualifica di Supervisor in grado di generare la vendita degli stessi N prodotti iniziali. Alla fine i prodotti in uscita sono sempre N, ma poiché passano da più livelli, vengono maturate delle royalties su di essi che si aggiungono al margine iniziale della prima vendita (che per inciso è anche più alto). Quindi sì, tecnicamente non c’è nessun capo H, nello schema, che paghi A appena dopo aver saputo che B è stato reclutato, ma lo schema di incentivi al reclutamento e l’osservazione pratica della messa in atto dello schema è senza dubbio molto discutibile. Attualmente, nel nostro Paese il sistema MLM è legale e disciplinato dalla stessa, più volte citata Legge 17 agosto 2005, n. 173 che regola anche la vendita piramidale. In generale, vi sono chiari interessi economici nel mantenere legale 6 il Multi-Level Marketing. Gli USA nel 2011 erano il più grande mercato per i Network Marketing dato che vi operavano 15,6 milioni di distributori di vendita diretta generando 29,87 miliardi di dollari e che secondo la Direct Selling Association (si veda U.S. Direct Selling in 2011) il 95,7% delle aziende di vendita diretta usano un piano di compensazione di tipo MLM. Per via del sistema di common law statunitense, che rende vincolanti per le nuove cause le sentenze precedenti, dichiarare illegittima un’impresa MLM avrebbe un effetto domino da circa 30 miliardi di dollari nell’economia statunitense (quasi come gli introiti dell’IRAP in Italia).

Livelli raggiungibili all’interno del network marketing di Herbalife e rispettivi requisiti (ingrandire)
Livelli raggiungibili all’interno del network marketing di Herbalife e rispettivi requisiti (ingrandire)

 

Considerazioni nutrizionali

Uno dei fattori che rende maggiormente perplessi riguardo i prodotti che Herbalife ha posto sul mercato è il fatto che alcuni di essi vengano spacciati per sostituti di un pasto completo. Navigando sul sito internet dell’azienda è possibile notare che per il controllo del peso è consigliato di sostituire la bellezza di due pasti completi consumando semplicemente 250 ml di latte scremato con due cucchiai del prodotto in polvere (nel caso del Frullato Formula 1) o una barretta dietetica (nel caso della Barretta Formula 1) a pranzo e a cena, integrando con spuntini 7 mattutini e pomeridiani. Nella seguente figura è possibile analizzare i contenuti nutrizionali per una porzione di 26 g di prodotto Herbalife® Formula 1 Nutritional Shake Milk – Gusto Vaniglia con 250 ml latte parzialmente scremato (1,5 % di grassi), dose consigliata come sostituto del pasto (fonte sito internet Herbalife):

Contenuti nutrizionali per una porzione di 26 g di prodotto Herbalife® Formula 1 Nutritional Shake Milk – Gusto Vaniglia con 250 ml latte parzialmente scremato (1,5 % di grassi)
Contenuti nutrizionali per una porzione di 26 g di prodotto Herbalife® Formula 1 Nutritional Shake Milk – Gusto Vaniglia con 250 ml latte parzialmente scremato (1,5 % di grassi)

Considerando tali parametri viene naturale domandarsi come sia possibile non ottenere risultati per una persona il cui intento è quello di dimagrire. Se ad esempio un uomo intorno ai 40 anni necessita di assumere 800 kcal a pranzo, bevendo un bicchiere di frullato che garantisce l’assunzione di 221 kcal a lungo andare il dimagrimento non può essere che assicurato. Il fattore che forse non tutti comprendono è che lo stesso apporto calorico garantito dai prodotti Herbalife, comprendenti composti che sicuramente in natura non sarebbero rinvenibili separatamente, potrebbe essere garantito assumendo prodotti naturali al 100%, e per naturali si intendono alimenti come frutta, verdura, yogurt o carne, non prodotti assemblati in laboratorio i cui composti derivano da alimenti naturali. Per rendere l’idea di ciò, sono stati presi in esame due esempi alimentari naturali, inserendo per ciascuno una tabella evidenziante che da essi è possibile ottenere pressappoco le stesse dosi di nutrienti del prodotto sopraccitato.

 

1. Spuntino composto da 100 g di yogurt greco (0% di grassi) con 100 g di fragole e 20 g di mandorle

Dettaglio nutrizionale di uno spuntino composto da 100 g di yogurt greco (0% di grassi) con 100 g di fragole e 20 g di mandorle
Dettaglio nutrizionale di uno spuntino composto da 100 g di yogurt greco (0% di grassi) con 100 g di fragole e 20 g di mandorle

2. Pasto composto da 120 g di petto di pollo alla piastra, 150 g di zucchine, 30 g di pane integrale e 100 g di fragole.

Dettaglio nutrizionale di un pasto composto da 120 g di petto di pollo alla piastra, 150 g di zucchine, 30 g di pane integrale e 100 g di fragole.
Dettaglio nutrizionale di un pasto composto da 120 g di petto di pollo alla piastra, 150 g di zucchine, 30 g di pane integrale e 100 g di fragole.

Sostituire un pasto con un frullato abitua inoltre il nostro organismo ad assumere nutrienti già separati, provocando così un abbassamento dell’attività metabolica. Ciò significa che nel momento in cui l’individuo torna ad assumere un pasto “normale”, i nutrienti legati chimicamente tra loro e non separati tenderanno ad essere assimilati più velocemente del normale, con il rischio di riprendere i chilogrammi persi con gli interessi. Va inoltre precisato che per ottenere il dimagrimento i nutrienti da assumere devono essere ben controllati e personalizzati secondo il proprio fabbisogno nutrizionale, elemento che è assolutamente personale e che quindi nessun prodotto standard presente sul mercato può soddisfare completamente. Per i motivi sopraccitati non è dunque possibile paragonare un’alimentazione composta da frullati o barrette dietetiche con una dieta 9 personalizzata regolarmente prescritta dal medico nutrizionista secondo i personali valori nutrizionali e secondo il fabbisogno individuale. L’importanza non consiste solamente nell’ottenimento del dimagrimento, ma nel farlo nel modo più naturale possibile, cercando di preservare al meglio la propria salute.

 

Controversie

 Fra le innumerevoli accuse rivolte ad Herbalife, distinguiamo quelle che hanno per oggetto il prodotto e quelle invece relative al modello di business. Fra queste ultime la più degna di nota è sicuramente quella che vede come protagonista Bill Ackman, investitore statunitense, CEO e fondatore dell’hedge fund Pershing Square Capital Management e nemico n.1 della società. E’ proprio da questo fondo che nel Dicembre 2012 Ackman ha fatto partire un’operazione in short selling sul titolo Herbalife, per un valore di 1 miliardo di dollari. Ackman si considera un’ ”investitore attivista”, cioè partendo da una vicenda specifica riscontrata all’interno di una realtà economica, quale ad esempio un’impresa, agisce aprendo una posizione sul titolo coerente con ciò che crede debbano essere i risvolti della vicenda stessa, cercando di fare pressione al management per indirizzarne i comportamenti nel senso da lui voluto. Dal 2012 è dunque iniziata la sua pressione al management di Herbalife; il suo intento era (ed è) quello di far crollare il prezzo delle azioni per poterne ottenere un ricavo. Le sue argomentazioni, spesso riprese nella trattazione svolta sino ad ora, cercano di dimostrare come Herbalife sia in realtà uno schema piramidale ed hanno messo in seria difficoltà l’impresa, specialmente nel 2014. Il 22 Gennaio di quest’anno, infatti, il senatore USA Edward Markey chiede informazioni sul modello di business dell’azienda, proprio a seguito delle accuse mosse da Ackman; successivamente, il 12 Marzo, la Federal Trade Commission avvia un’indagine ufficiale nei confronti di Herbalife per sospetto di schema piramidale; l’11 Aprile, anche l’FBI inizia ad indagare Herbalife per truffa piramidale. Per questi ed altri motivi (anche legati alle vicende di altre società MLM, ad esempio quando il 15 Gennaio 2014 la divisione cinese di Nu Skin Enterprise, viene messa sotto indagine dal governo cinese per sospetto di schema piramidale), a livello azionario, il 2014 di Herbalife si riassume in un un -61,42% sul prezzo delle azioni, che da un livello di 79$ ad inizio anno, passano a 30,48$ a fine dello stesso. Attualmente la FTC non si è ancora pronunciata sulla questione ma ci si aspetta che la decisione arrivi a breve ed Herbalife ha già annunciato che un possibile accordo potrebbe costagli 200 milioni di dollari. Nonostante la notizia (una sorta di “patteggiamento” per uscire momentaneamente pulita dalle accuse) faccia trapelare un certo stato di colpevolezza, il mercato risponde con un circa +13% sul titolo.

Il 2014 di Herbalife dal punto di vista azionario (ingrandire)
Il 2014 di Herbalife dal punto di vista azionario (ingrandire)

 

Conclusioni

  1. Colui che istituisce un’azienda donandogli un modello di business così controverso, dovrebbe immediatamente porsi il problema di rilevare internamente le percentuali di prodotto vendute all’interno degli stessi network aziendali e quelle invece destinate al consumo, differenziando inoltre quanto di questo consumo sia imputabile agli stessi venditori piuttosto che a soggetti esterni. Immediatamente dopo dovrebbe rendere l’insieme di questi dati pubblici, dal momento che si tratta di informazioni chiave per la stabilità di un’impresa di questo tipo, di cui gli investitori dovrebbero essere messi al corrente; nessuno dovrebbe essere azionista di una società Multi-Level Marketing senza conoscere questi dati.
  2. Un uomo di legge dovrebbe ritenere Herbalife legale se crede che l’atto di interpretazione legislativa vada svolto senza preoccuparsi dei fenomeni sociali coinvolti, se ritiene cioè che un’interpretazione letterale delle leggi sia più che sufficiente per una buona regolamentazione di una vicenda così complessa. Un individuo etico o uno “scienziato sociale” non potrebbe per forma mentis riuscire a separare un MLM da uno schema piramidale, perché i risvolti nella società sono gli stessi e non esistono differenze che non siano legali, nemmeno da un punto di vista economico: un forte incentivo al compimento dell’atto o l’atto in sé possono a certi livelli significare la stessa cosa. La differenza tra un reato ed un atto legittimo dovrebbe avere radici più profonde e non esclusivamente burocratiche, dovrebbe tenere conto della società.
  3. Chiunque sia intenzionato ad intraprendere un sano percorso dimagrante e di controllo peso dovrebbe fare riferimento esclusivamente a professionisti del settore, dotati di una qualifica adeguata e pertanto in grado di comprendere i reali fabbisogni del soggetto, in relazione allo stile di vita o alla presenza di eventuali situazioni patologiche. La scelta del consumo di prodotti assolutamente generici e non naturali che non tengano in considerazione lo stato nutrizionale e il fabbisogno personali dell’individuo è assolutamente legittima, ma a rischio e pericolo per il soggetto, che a lungo andare potrebbe riscontrare problematiche di natura fisica e metabolica. In accordo con tali affermazioni si consiglia di seguire una dieta dimagrante unicamente basata su alimenti che sono naturalmente ricchi di nutrienti con attività benefica sulla salute del nostro organismo.

Alessandro Petracchi

 

Con le considerazioni nutrizionali di Marco Bellatore & Chiara Longobardi

 

 


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