Nuova scoperta dall'Università di Torino: decodificato per la prima volta il genoma del carciofo

Un nuovo passo in avanti è stato compiuto nel mondo della scienza: per la prima volta è stato decodificato il genoma di una specie vegetale coltivata appartenente alla famiglia delle Compositae, il carciofo (Cynara cardunculus var. scolymus L.).

 

Il progetto Compositae Genome Project (CGP), coordinato dal Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) dell'Università di Torino ed avente come team leader il Prof. Sergio Lanteri, ha permesso, dal 2011, la collaborazione tra i dipartimenti di 5 diversi atenei, tra i quali si annoverano, oltre al DISAFA, il Di3A dell’Università di Catania, il Genome Center dell'University of California di Davis, l'University of British Columbia ed il Genomics Research Centre (CREA) di Fiorenzuola d’Arda. Tra i nomi attribuibili a tale scoperta ci sono quelli di E. Portis, D. Scaglione, S. Reyes-Chin-Wo, A. Acquadro, C. Comino, A. Moglia, L. Barchi, L. Valente, F. Portis, L. Froenicke, C. Beitel, M. Tirone, R. Mauro, A. Lo Monaco, G. Mauromicale, P. Faccioli, L. Cattivelli, L. Rieseberg, R. Michelmore e S. Lanteri.

 La sequenza di tale specie, di cui l'Italia è il maggior produttore mondiale, deriva dalla domesticazione indipendente avvenuta con il passare del tempo nel bacino del Mediterraneo a partire dal progenitore cardo selvatico (Cynara cardunculus var. sylvestris), e sarà d'ora in poi disponibile a tutta la comunità scientifica per facilitare la programmazione di incroci, così da ottenere il miglioramento della varietà. La comprensione della struttura del genoma è infatti fondamentale per l'identificazione delle basi genetiche di caratteri di interesse agronomico e la futura applicazione di programmi di selezione assistita.

 

Precisamente, l'assemblaggio ottenuto grazie allo sviluppo delle pipeline SOILoCo (Scaffold Ordering by Imputation with Low Coverage), strumento per analisi genomiche, ricopre 750 delle 1084 megabasi che formano il genoma della specie. La sequenza codifica per circa 27.000 geni ed ha un contenuto di elementi ripetuti pari al 58,4%, la cui espansione si stima sia avvenuta circa 2,5 milioni di anni fa.

A seguito del risequenziamento di un genotipo di carciofo, di un genotipo di cardo coltivato e della loro progenie F1, il genoma è stato ancorato in 17 pseudomolecole, che corrispondono all’assetto

cromosomico aploide della specie. (Comunicato Stampa)

 

Il carciofo, oltre che per classico scopo alimentare, può essere utilizzato anche per le proprietà antiossidanti dovute alla presenza al suo interno di composti quali fenilpropanoidi, sesquiterpeni lattonici ed inulina. Ulteriori funzioni sono quelle della produzione di biocarburante a partire dall'olio di carciofo e della potenziale produzione di biomassa come fonte energetica alternativa, rinvenuta grazie a recenti studi condotti proprio da DISAFA.

 

La scoperta effettuata, i cui dati completi sono accessibili sui siti internet artichokegenome.unito.it e NCBI, è stata subito pubblicata sull'importante rivista scientifica Scientific Reports.

L'importanza di tale scoperta sta nel fatto che il genoma di nessuna specie della famiglia delle Compositae era mai stato decodificato, famiglia alla quale appartengono anche specie dalla nota importanza economica per la cui coltivazione ampiamente diffusa, come il girasole, la cicoria e la lattuga.

 

Questo evento non può che considerarsi un passo in avanti verso nuove scoperte che possano permettere l'ulteriore sviluppo della scienza in campo agronomico. Per questo, ancora una volta è stata confermata la competenza e la professionalità dei ricercatori italiani, motivo di orgoglio per il nostro Bel Paese.

 

Bellatore Marco

 


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