Paura del glutine: è "Glutenfobia" per due 2 milioni di famiglie italiane

In Italia, secondo l’ultimo censimento del Ministero della Salute, i soggetti celiaci con diagnosi certa sono 170 mila ma ben 2 milioni di famiglie acquistano i prodotti senza glutine, portando il mercato dei prodotti gluten free ad una crescita del +31% in un anno.

 

Ma cos’è il glutine?

 

Il glutine è un complesso proteico di gliadine e glutenine presenti nell’endosperma di cereali quali frumento, segale, orzo e farro. Conferisce viscosità, elasticità e coesione agli impasti e generalmente, maggiore è il contenuto di glutine, migliore è la qualità del prodotto.

 

 

I disturbi correlati al glutine si distinguono in 2 categorie:

 

  1. Celiachia: Malattia a base immunitaria che si scatena con l’ingestione di glutine in individui geneticamente predisposti. Il morbo celiaco è caratterizzato da atrofia dei villi intestinali e sintomi come dolori addominali, gonfiore, diarrea, mal di testa, dolori articolari, perdita di peso, vomito, anemia, rallentamento della crescita nei bambini e carenze nutrizionali.
  2. Allergia al grano: Allergia alimentare in cui si formano anticorpi contro determinanti allergeni del frumento e i sintomi riguardano l’apparato respiratorio e la pelle, come asma e problemi cutanei.

 Una terza categoria si sta diffondendo negli ultimi anni, ossia una condizione di sensibilità al glutine non celiaca (NCGS) con un quadro clinico eterogeneo. Poco dopo l'ingestione di glutine, i pazienti lamentano sia sintomi intestinali come gonfiore, dolore addominale, diarrea o nausea, sia manifestazioni extraintestinali come stanchezza, dolori muscolari o articolari , mal di testa e depressione e questi sintomi migliorano rapidamente dopo l’esclusione del glutine dalla dieta.

 

La patogenesi della NCGS è ancora sconosciuta e la diagnosi è basata, sotto controllo medico, sulla risposta sintomatica del paziente ad una dieta temporaneamente priva di glutine e successiva verifica della ricomparsa dei sintomi con la reintroduzione del glutine.

 

Il glutine quindi deve essere necessariamente escluso dalla dieta solo per i pazienti affetti da celiachia e ipersensibilità, ossia l’1% della popolazione.

 

Secondo un’indagine Doxa/AIDEPI (Associazione delle industrie dolciarie italiane), 3 italiani su 10 consumano i prodotti gluten free perché sono convinti che favoriscano il dimagrimento, e 1 italiano su 10 che siano più salutari

Luca Piretta, nutrizionista e specialista in gastroenterologia nonché docente del Campus Bio-Medico di Roma, chiarisce che: “Non esiste alcun fondamento scientifico sul ruolo di una dieta senza glutine nel calo ponderale. Anzi, nei cereali gluten free l’apporto calorico può essere addirittura superiore, dato che il glutine rappresenta una parte della componente proteica dei cereali che lo contengono. La quota proteica dei cereali contenenti glutine si aggira intorno al 10%-12%, mentre è presente tra l'8% e il 10% nei cereali gluten free che sono peraltro più ricchi di carboidrati (riso) o grassi (miglio e mais)”. Aggiunge lo specialista: “Il rischio di un regime alimentare senza glutine è di compensare l'adeguato e necessario apporto di carboidrati complessi con un'alimentazione eccessivamente ricca di grassi".

 

A confermare quanto sostenuto da Piretta è la Dichiarazione di Consenso scientificoHealthy Pasta Meals”, firmata lo scorso ottobre da 20 medici e nutrizionisti di tutto il mondo, secondo cui se non si è affetti da un disturbo glutine-correlato correttamente diagnosticato non c’è alcun motivo per rinunciare alla pasta.

In conclusione, se avvertite dei disturbi dopo l’ingestione di prodotti contenenti glutine rivolgetevi sempre a un medico e non fatevi coinvolgere nella cosiddetta “Glutenfobia”, sostituendo alimenti importanti come pasta e pane secondo diete fai da te.

 

Fonti: ansa.it; www.ncbi.nlm.nih.gov

Chiara Longobardi


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