Dibattito aperto sull'olio di colza: salutare o dannoso?

L'olio di colza è prodotto dai semi della medesima pianta, Brassica Napus, e mediante il miglioramento genetico di quest'ultima, sviluppato appositamente per modificarne la distribuzione di acidi grassi. La colza viene coltivata principalmente in ambienti collinari ed i principali produttori mondiali di quest'olio sono il Canada, la Cina, gli Stati Uniti, la Francia, l'India, il Pakistan ed infine la Germania.

 

E' estremamente difficile imbattersi in una bottiglia di olio di colza al supermercato, a meno che ci troviamo in un supermercato estero. E' un olio vegetale ampiamente discusso, inutilizzato a livello domestico in Italia a differenza di altri oli vegetali o del più conosciuto olio extravergine di oliva.

 

In numerose etichette industriali, l'olio di colza come quello di palma, veniva prontamente nascosto dalla dicitura generica "oli vegetali", utilizzata spesso nella produzione di margarina e di altri alimenti industriali, ma dal dicembre del 2015 le aziende non possono più usufruire della cripticità delle

etichette, ma sono obbligati a sottolineare l'insalubrità del prodotto in questione. 

 

L'utilizzo alimentare di questo particolare olio ha avuto inizio a partire dal XIX secolo, in cui nacquero anche le prime preoccupazioni mediche causate dall'alto contenuto di acido erucico all'interno dell'olio, un lipide considerato cardiotossico e capace di provocare danni piuttosto gravi al fegato e alla salute generale dell'organismo.

 

Per questa ragione gli specialisti cominciarono a sostenere ricerche e studi per poter migliorare la qualità dell'olio, abbassando proprio la quantità del lipide precedentemente citato. I risultati dimostrarono che l'utilizzo di una varietà differente di colza, Canadian Brassica, portava ad un abbassamento dell'acido erucico ribattezzando così questa nuova varietà come Canola oil (olio di canola), prodotto principalmente in Canada.

 

Molto probabilmente nei supermercati esteri o in ricette straniere ci siamo imbattuti in questa particolare varietà, essendo la produzione dell'olio e la coltivazione di colza nettamente avanzata.

In Francia molteplici prodotti alimentari, anche biologici, hanno deciso di sostituire l'olio di palma proprio con l'olio di colza, nonostante sia ancora da comprendere definitivamente se la sua versione a basso contenuto di acido erucico possa essere considerata davvero benefica per la salute.

 

In Germania l'olio di colza è chiamato rapsol ed è considerato un alimento salubre, tanto da essere disponibile a prezzi piuttosto alti. Rispetto all'Italia, nei paesi esteri, la scelta degli oli è nettamente più vasta grazie anche alla diffusione e all'alto utilizzo degli oli di semi, che permettono così un maggiore controllo del mercato e la presenza di prodotti a base d'olio di diverse origini ricavati da tecnologie estrattive del tutto differenti.

 

In Italia, come abbiamo precedentemente indicato, è molto difficile trovare l'olio di colza per uso alimentare, solitamente si trova solo ed esclusivamente nelle margarine e negli oli vegetali generici, essi sono due alimenti solitamente sconsigliati all'interno di un alimentazione sana, contenuti soprattutto in prodotti da forno di scarsa qualità. 

Il docente di chimica degli alimenti all'Università Federico II di Napoli, Alberto Ritieni, ha più volte affermato che l'olio di colza, in associazione o come sostitutivo dell'olio di palma, è un alimento molto utilizzato in biscotti, brodi, zuppe, dolciumi, creme spalmabili, torte, grissini, brioche e alcuni piatti surgelati. Questi ingredienti vengono inseriti poiché facilitano gli impasti, accorciano i tempi e migliorano così l'efficienza produttiva, lasciando il prodotto finale morbido e non croccante.

Sono questi i motivi principali per cui l'olio di colza e gli oli vegetali di bassa qualità vengono utilizzati dalle industri alimentari, le quali devono rispettare dei precisi limiti, ma moltiplicati all'infinito nella nostra alimentazione a causa della presenza in tantissimi prodotti che utilizziamo e consumiamo quotidianamente.

 

Nel 2006 è stata approvata dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti una dichiarazione riguardante la riduzione delle malattie cardiovascolari proprio legata al consumo dell'olio di colza, causata dal contenuto di acidi grassi polinsaturi.

Quest'olio è contenitore di altri importanti composti, quali acidi grassi monoinsaturi (oleico, gadoleico), Omega3, Omega6 ed acidi grassi saturi (palmitico e stearico). Nonostante le affermazioni del FDA statunitense, lo scetticismo sulla salubrità dell'olio continua a suscitare enormi dubbi, non solo a causa dell'alto contenuto di acido erucico, ma a causa della quantità di acidi grassi saturi, i quali andrebbero in contraddizione con quanto dichiarato dalla FDA, essendo composti scientificamente ed indiscutibilmente riconosciuti come fattore di rischio proprio per l'apparto cardiovascolare. 

 

Per ottenere dal seme un olio "pronto all'uso", sono necessari molteplici passaggi. Inizialmente è prevista una fase di oleificazione, capace di separare la parte oleosa dal panello, associata ad una successiva fase di raffinazione che depura l'olio dalle impurità rimaste al suo interno. Oggi questi processi avvengono in maniera automatizzata all'interno delle industrie alimentari mediante impianti altamente avanzati.

 

Comunemente l'olio di colza veniva utilizzato per l'illuminazione stradale a partire dal XIII secolo nei paesi del Nord Europa, oppure come carburante "ecologico", molto in voga negli anni '60.

Ancora oggi gran parte dell'olio prodotto viene utilizzato per la produzione di biodiesel, impiegato sia nei mezzi di trasporto, che negli impianti di riscaldamento con risultati altamente efficienti.

 

Nonostante ciò, la produzione di olio di colza allo scopo di produrre biocarburanti desta perplessità dal punto di vista ambientale poiché la coltivazione della colza richiede superfici agricole molto ampie, che sottraggono spazio alla consueta produzione di cereali utili all'alimentazione umana. L'argomento ha suscitato diverse opinioni che si protraggono nel corso degli anni, grande stupore ha suscitato l'articolo pubblicato sul blog di Beppe Grillo diverso tempo fa, in cui il leader del Movimento 5 Stelle affermava ed incitava gli italiani a comprare olio di colza per carburare le proprie auto, danneggiando così il fisco e procurando grandi risparmi pecuniari ai cittadini. Tempestiva fu la risposta di Beppe Grillo che smentì l'articolo pubblicato, denunciando di non aver scritto di suo pugno il documento, ma soprattutto esprimendo la sua reale opinione.

 

Negli ultimi anni la produzione di colza avviene in gran parte mediante l'utilizzo di OGM. Insieme alla soia, al mais e al cotone, la colza fa parte dei 4 organismi geneticamente modificati maggiormente inseriti sul mercato. Un'ulteriore problema ambientale è rappresentato proprio dal gene "marcatore" che è utilizzato nella modificazione della colza, causa della morte delle api.

Queste gene ha la funzione di trasferirsi nei batteri che colonizzano il sistema digerente delle api stesse, compromettendo ed alterando la loro flora batterica.

 

La battaglia e i dibattiti sull'olio di colza continuano e continueranno nel prossimo futuro, con la speranza che possano essere intraprese delle riforme che tutelino principalmente la salute del consumatore finale, senza considerare gli interessi delle grandi industrie alimentari, potenze economiche difficili da contrastare. Un progetto difficile, ma non impossibile!

 

Fonti: wikipedia.it, eticamente.net, greenme.it, cure-naturali.it, beppegrillo.it

Tamion Jacopo

  


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