Olio di Palma: Nuova campagna pubblicitaria per contrastare il decremento dei consumi

E' partito il 28 febbraio ed è subito comparso sui maggiori canali televisivi italiani: è il nuovo spot pubblicitario (che potete trovare qui sotto) dell'Unione Italiana Olio di Palma SostenibileOltre a questo, sono comparse diverse inserzioni sui maggiori giornali italiani per promuoverne il consumo da parte della sopraccitata associazione, che vede tra i massimi sostenitori Ferrero, Unilever, Nestlé (multinazionali che utilizzano il grasso vegetale per i propri prodotti), e diverse altre associazioni alimentari italiane. 

 

Saranno ormai giunte all'orecchio di tutti le notizie che negli ultimi periodi hanno visto l'olio di palma al centro di accesi dibattiti per il suo presunto effetto dannoso nei confronti della salute umana: a causa del suo elevato contenuto di acidi grassi saturi, principalmente acido palmitico (C16:0), sembrerebbe che questo grasso vegetale, se consumato in dosi elevate, aumenti il contenuto di grassi e di colesterolo LDL nel sangue, potenziali cause di malattie dell'apparato cardiocircolatorio.

Parallelamente alle accuse degli effetti dannosi, ne sono state sporte altre che fanno riferimento alla deforestazione della foresta pluviale del sud-est asiatico provocata dalla necessità di terreno per poter coltivare le palme per la produzione dell'olio, che garantisce l'occupazione a gran parte degli abitanti di Malesia e Indonesia, produttori complessivamente dell'86% del totale mondiale. 

Per fronteggiare le accuse salutistiche, che hanno portato ad una importante riduzione dei consumatori, l'Unione Italiana Olio di Palma Sostenibile ha pubblicato sul proprio sito dati compositivi, che vedono la frazione lipidica costituita per il 49% da acidi grassi saturi e per il 51% di grassi insaturi, dalle note proprietà benefiche, tra cui spicca l'acido oleico, componente principale dell'olio di oliva. Viene evidenziato inoltre che gli acidi grassi saturi sono importanti quanto quelli insaturi per il buon funzionamento dell'organismo e per il fabbisogno calorico giornaliero.

 

 

Per quanto riguarda invece le accuse di deforestazione, il sito riporta che l'olio di palma ha una resa nettamente maggiore dei potenziali prodotti che verrebbero utilizzati per la sua sostituzione a livello tecnologico. Se infatti la resa della palma è di 3,47 tonnellate di olio per ettaro, quella di colza è 5 volte inferiore (0,65 t/ettaro), quella del girasole 6 volte (0,58 t/ettaro), quella della soia 9 volte (0,37 t/ettaro), e quelle dell'olivo 11 volte (0,32 t/ettaro). La sostituzione porterebbe per questo ad uno spazio utilizzato per la coltivazione ai fini della produzione di olio nettamente superiore rispetto a quello attualmente utilizzato. 

 

 

Mentre le multinazionali sostenitrici della campagna pro olio di palma combattono per la difesa di questo, per loro, prezioso componente, altre stanno aderendo alla campagna per contrastarlo, abolendo l'ingrediente dalla ricetta dei propri prodotti: ultima tra queste è la Plasmon, che proprio in questi giorni ha annunciato la notizia.

Starà solamente al tempo mostrarci come si svilupperà questa questione, ancora troppo colma di dubbi e povera di certezze. 

 

Bellatore Marco

 

Fonti: helpconsumatori.it, meteoweb.eu, oliodipalmasostenibile.it

 


Scrivi commento

Commenti: 0